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Sentenza di primo grado sul caso Thyssen: condanne senza precedenti - 30/05/2011
Rifiuti, definiti i tempi per l'avvio del Sistri. Dal 1° settembre 2011 nuove modalità per le grandi aziende.
Sentenza di primo grado sul caso Thyssen: condanne senza precedenti
Decisione di portata "storica" quella presa venerdì dalla Corte d'Assise di Torino, che ha condannato a 16 anni e mezzo per omicidio volontario l'amministratore delegato della ThyssenKrupp Harald Espenhahn riconoscendogli, per la prima volta nella storia delle sentenze di condanna per infortuni sul lavoro, l'omicidio volontario con dolo eventuale (colui che agisce è cosciente che l'evento infortunistico possa verificarsi ed accetta consapevolmente di correre tutti i rischi che ne possono derivare. n.d.r) per i sette morti del rogo del 6 dicembre 2007.
La Corte ha accolto le richieste dell'accusa, per omicidio colposo, anche per gli imputati: Marco Pucci, Gerald Priegnitz, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri (Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione), condannati a 13 anni e mezzo di reclusione.
Importanti sanzioni anche quelle comminate sulla base dell' Art. 30 del d.lgs. 81/08, che fa ricadere gli infortuni sul lavoro tra i reati previsti dal d.lgs. 231/01 sulla Responsabilità Amministrativa delle persone giuridiche (consigli di Amministrazione, Rappresentanti legali.. n.d.r).
Su questa basa l'azienda è stata condannata al pagamento della sanzione di un milione di euro, all'esclusione da agevolazioni e sussidi pubblici per sei mesi, al divieto di pubblicizzare i suoi prodotti per sei mesi, alla confisca di ottocentomila euro, con la pubblicazione della sentenza sui quotidiani nazionali La Stampa, La Repubblica e il Corriere della Sera e l'affissione nel Comune di Terni, dove c'é la principale sede italiana del gruppo che si aggiungono alla condanna al pagamento di pesanti risarcimenti alla parti civili: due milioni e mezzo a Regione Piemonte, Comune e Provincia di Torino, 400mila euro ai sindacati Fim-Fiom-Uilm e Cub, 100mila a Medicina democratica ed oltre tre milioni ai parenti e agli ex colleghi delle vittime.
Questa sentenza, di fatto, pone le basi per una più rigorosa applicazione del d.lgs. 231/2001 e relativi dettami. La multinazionale è stata chiamata in causa come persona giuridica e condannata a svariate sanzioni non solo pecuniarie.
I gravissimi fatti del dicembre 2007 dovrebbero far riflettere sull'attuazione dei sistemi di gestione di sicurezza sul lavoro di TUTTE le aziende.

